I destini diversi
in via Arenella
Cultura | 5 gennaio 2026

Via Arenella civico 18: un laboratorio di falegnameria diviene metafora di una borgata palermitana che nel corso di poco più di due decenni – dalla metà degli anni ’50 all’alba degli ’80 del secolo scorso – si trovò progressivamente inglobata nella Metropoli senza tuttavia che scomparissero del tutto il senso di comunità e le tragiche contraddizioni di un territorio al quale non furono risparmiati drammi, compreso il bagno di sangue della guerra di mafia.
Nelle strade che percorrono la borgata tra Villa Igea e i “Quattro Pizzi” - la palazzina in stile neogotico che fu tra le residenze dei Florio - si dipana la storia di un gruppo di ragazze e ragazzi cui le “porte girevoli” dell’esistenza riservano destini diversi, ma che dell’Arenella sono elementi costituenti, quasi come la sottile sabbia che ne compone la spiaggia. Ninò, U’Gheghé, Pino u’ Swing, Carletto, Pina, Adriana, Tiziana, Maria, Natale, per citarne solo alcuni, sono i protagonisti del secondo romanzo, edito da Navarra, di Franco Tarantino, runner e trekker per passione con un passato importante di dirigente sindacale. Al centro della storia un orologio d’oro: trovato per terra da Ninò bambino e regalato orgogliosamente alla madre, rubato, in un momento di dolore e difficoltà per la famiglia e poi al centro del finale a sorpresa. L’autore, che aveva esordito due anni fa con “Smafiato” - ambientato anch’esso all’Arenella - disegna una biografia di gruppo di persone che, dall’infanzia all’età adulta, attraversano insieme anni decisivi, stringendo vincoli di amicizia che sembrano destinati a durare per sempre, ma che finiranno per infrangersi con le occasioni contrapposte che la vita offrirà loro. Originale è la scelta di dedicare a ciascuno dei personaggi principali una scheda che ne delinea in maniera diacronica carattere ed esperienze di vita; inserti gradevoli che non interrompono il ritmo della narrazione, anzi in qualche maniera ne mettono in evidenza le connessioni.
Ninò ama giocare in porta; U’Gheghé eccelle come attaccante. Sono amici per la pelle ma diventeranno antagonisti: il primo che sceglierà lo studio e l’impegno politico, l’altro destinato a scalare rapidamente le gerarchie mafiose del quartiere, fino alla tragica fine per mano dei suoi stessi accoliti. Due modi contrapposti di intendere la vita, il lavoro, la ricchezza, il rapporto con l’altro sesso. Ninò proteso ad affermare le sue idee discutendo e confrontandosi; per lui la ripulsa della cultura mafiosa trova sostegno nell’impegno politico e sindacale, tuttavia, non immune da delusioni. U’ Gheghè invece si fa avanti nell’organizzazione mafiosa con atteggiamento di rapina che lo porta a prendersi senza alcuno scrupolo tutto ciò che desidera. Nel mezzo, storie di vincenti e perdenti. Il bravo operaio che cerca nell’emigrazione una diversa prospettiva di vita; la bella ragazza che si concede a chi le offre la droga, l’altra che sembra fedele agli schemi più tradizionali e vieti del pudore femminile e che in forza di ciò interrompe la storia con Ninò che le chiede di compiere scelte sessuali coraggiose. Ed ancora, gli amori da liceale, con la scoperta delle infinite sfaccettature del sesso, contrapposti ai matrimoni precoci che sembrano segnare il destino di tante ragazze della borgata. Il viaggio e il mito di Parigi vissuta come emblema della libertà. Pubblico e privato si intrecciano, come spesso accadeva in quegli anni.
Lo spartiacque nella vita del protagonista è l’episodio terroristico più importante della storia italiana del secondo dopoguerra: la strage della scorta di Aldo Moro, i 55 giorni di sequestro del politico democristiano e il ritrovamento del suo cadavere, ucciso da un’arma da fuoco, nella Renault rossa posteggiata in via Caetani, a metà strada tra la sede del Pci e quella della Dc. Se la rivoluzione è impossibile, cosa resta? La risposta sembra a prima vista una resa: “Megghiu u tintu pruvato ca u bonu a canusciri. Il motto… riassumeva l’inutilità di riformare lo stato delle cose perché il rischio di peggiorarlo si nascondeva dietro l’angolo”.
In realtà il romanzo, nel finale bello e inatteso, offre una ben diversa prospettiva al protagonista e a coloro che come lui pensano che il mondo - a partire da ciò che ci circonda - possa e debba essere cambiato. Ma lasciamo al lettore il piacere della scoperta.
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