In marcia contro la mafia nel triangolo della morte
Come trent'anni fa, genitori e studenti, nonni e nipoti, sindaci, sacerdoti, si sono dati appuntamento a Bagheria, davanti alla scuola Cirrincione, per marciare fino a Casteldaccia e ribadire il proprio «no» alla mafia. Massiccia la partecipazione di studenti e volontari: 14 le scuole di Bagheria presenti, due quelle di Casteldaccia e altre si stanno unendo al corteo.
«I ragazzi ci chiedono spesso 'ma la mafia può essere sconfitta? 'E grazie a iniziative come queste capiscono presto che la risposta dipende da loro stessi - dice Vittoria Casa, insegnante e coordinatrice della rete di scuole aderenti al progetto 'Bab El Gherib' -. Sono molto consapevoli, specialmente i più piccoli ed è bello vedere quanti abbiano raccolto il testimone dei propri genitori: in tanti erano studenti trent'anni fa alla prima marcia e sono adesso presenti come genitori insieme ai propri figli, molti hanno preso un giorno di ferie per poter partecipare».
Tanti i cartelloni colorati e gli striscioni degli studenti contro la mafia, fitto il cartello di associazioni e sindacati che partecipano. «Liberarsi dalla mafia è una passione civile, ma anche religiosa - spiega padre Francesco Michele Stabile - la mafia è contro la cultura evangelica di rispetto e dignità delle persone. È un momento di crisi terribile, i ragazzi cercano un futuro e una speranza ed è in questi territori che il tema del lavoro diventa fondamentale, per sottrarre manovalanza alla criminalità, restituire libertà alle persone».
«Oggi è un giorno di festa perchè in corteo contro la mafia, oltre alla società civile, ci sono sindaci e autorità - dice Angelo Capitummino, che torna dopo trent'anni in corteo - è un avanzamento nella lotta alla mafia, ma non vuol dire che sia stata vinta».
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