La Torre denuncia la disastrosa gestione dei beni confiscati
Cultura | 28 febbraio 2021

Lo Stato non conosce, nella sua interezza, il patrimonio confiscato negli anni alle mafie e non è, così, in grado di gestirlo, di riconvertirlo a bene economico per la collettività, di mettere a frutto per il meglio quanto, nel corso decenni, le cosche a tutte le latitudini dello Stivale hanno illegalmente guadagnato. Il libro-denuncia di Franco La Torre, Domenico Morace, Elio Veltri, edito da Paper First by Il Fatto Quotidiano, accende un faro su ‘L’oro delle Mafie’, sui disastri della gestione affidata all’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati, sul fallimento di una classe dirigente che, a valle della legge Rognoni-La Torre, si disinteressa di queste ingenti ricchezze, tornate nella disponibilità della collettività, vanificando perfino il valore meritorio dell’azione delle forze di polizia che, investigazione dopo investigazione, quei patrimoni ha portato alla luce. Non solo storie negative, tuttavia, quelle raccolte in ‘L’oro delle Mafie’, ma vi sono esempi di gestione virtuosa all’interno di un Paese ‘bizzarro’, l’Italia, che forse non vuole che ‘la robba’ diventi di tutti e preferisce lasciarla in mano a pochi.
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