Laurea e lavoro, distanze più brevi
Società | 16 giugno 2026
I laureati degli atenei italiani si ritengono soddisfatti del percorso di studi seguito e trovano velocemente collocazione nel mercato del lavoro con tassi di occupazione in crescita. Sebbene permanga il disallineamento tra abilità sviluppate nel percorso universitario e impiego svolto, i neo-dottori si mostrano fiduciosi rispetto alle competenze acquisite e si dichiarano sempre meno disposti ad accettare lavori sottopagati o non coerenti con gli studi, oltre ad attribuire un peso crescente alla qualità del lavoro e all’equilibrio tra vita privata e professionale. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto su laurea e occupazione di AlmaLaurea, dedicato ai “Percorsi di laurea” e agli “Esiti occupazionali della laurea” relativi al 2025.
La soddisfazione complessiva per l’esperienza universitaria è alta, espressa dall’89,1 per cento delle persone laureate, e il 72,1 per cento rifarebbe senza esitazioni la stessa scelta, confermando corso e ateneo. Al compiacimento per il percorso di studi effettuato si affianca un dato positivo: il miglioramento del quadro occupazionale. A un anno dal titolo, il tasso di occupazione ha raggiunto l’81,2 per cento tra chi ha conseguito una laurea di primo livello e l’80,8 per cento nel secondo livello (rispettivamente +2,6 e +2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente). A cinque anni dalla laurea l’occupazione ha superato il 90 per cento, toccando il 91,7 per cento nel primo livello e il 94,4 per cento nel secondo. Ancora più incoraggianti sono i dati sulle lauree professionalizzanti della durata di tre anni (classi di laurea in Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio, L-P01; Professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali, L-P02; Professioni tecniche industriali e dell’informazione, L-P03): il tasso di occupazione supera il 90 per cento già a un anno dal titolo, i tempi di ingresso nel mercato del lavoro sono mediamente più brevi e l’attività lavorativa svolta valorizza molto le competenze acquisite all’università. Tuttavia, al di là dei corsi istituiti per formare figure tecniche da inserire subito nel mercato del lavoro, l’entusiasmo dei dati frena sul fronte dei salari. A un anno dalla laurea la retribuzione mensile netta si è attestata in media a 1.491 euro nel primo livello e a 1.495 euro nel secondo; al netto dell’inflazione, le retribuzioni reali sono risultate in lieve calo nell’ultimo anno (rispettivamente -1,4 per cento e -0,9 per cento). Permane, inoltre, il disallineamento tra le competenze acquisite all’università e il loro effettivo utilizzo negli impieghi trovati: a un anno dal titolo riguarda il 39,4 per cento di chi ha una laurea di primo livello e il 32,5 per cento del secondo livello, e a cinque anni resta stabile nel primo livello (39,2 per cento) mentre scende al 25 per cento nel secondo. Su questo profilo, dall’indagine emerge che i laureati che si presentano oggi sul mercato del lavoro sono più consapevoli delle proprie competenze e cercano un’occupazione all’altezza del proprio percorso formativo, mostrandosi meno disposti che in passato ad accettare lavori sottopagati o non coerenti con gli studi. Alla vigilia del titolo, la quota di chi rifiuterebbe lavori non in linea con il proprio percorso è cresciuta di 10,8 punti percentuali dal 2016 al 2025 (la disponibilità ad accettarli è scesa dall’87,2 per cento al 76,4 per cento). Sul versante economico, il 66,9 per cento di chi stava per laurearsi è disposto ad accettare una retribuzione netta mensile non inferiore a 1.500 euro per un impiego a tempo pieno: una quota più che raddoppiata rispetto al 24,4 per cento del 2016, con un divario di genere ancora marcato (75,0 per cento gli uomini, 61,6 per cento le donne). Una maggiore selettività che, ha osservato AlmaLaurea, riflette la volontà di chi si laurea di veder riconosciuto, anche sul piano economico, il proprio investimento in istruzione, in un contesto reso più incerto dalle tensioni dell’economia globale.
Il Report è stato presentato presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi della Basilicata. Nella rilevazione per i “Percorsi di laurea” sono stati presi in esame quasi 335 mila persone laureate nel 2025 in 81 atenei aderenti al Consorzio; per gli “Esiti occupazionali della laurea”, quasi 700 mila persone laureate di primo e secondo livello di 81 atenei, intervistate a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
di Alida Federico
La soddisfazione complessiva per l’esperienza universitaria è alta, espressa dall’89,1 per cento delle persone laureate, e il 72,1 per cento rifarebbe senza esitazioni la stessa scelta, confermando corso e ateneo. Al compiacimento per il percorso di studi effettuato si affianca un dato positivo: il miglioramento del quadro occupazionale. A un anno dal titolo, il tasso di occupazione ha raggiunto l’81,2 per cento tra chi ha conseguito una laurea di primo livello e l’80,8 per cento nel secondo livello (rispettivamente +2,6 e +2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente). A cinque anni dalla laurea l’occupazione ha superato il 90 per cento, toccando il 91,7 per cento nel primo livello e il 94,4 per cento nel secondo. Ancora più incoraggianti sono i dati sulle lauree professionalizzanti della durata di tre anni (classi di laurea in Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio, L-P01; Professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali, L-P02; Professioni tecniche industriali e dell’informazione, L-P03): il tasso di occupazione supera il 90 per cento già a un anno dal titolo, i tempi di ingresso nel mercato del lavoro sono mediamente più brevi e l’attività lavorativa svolta valorizza molto le competenze acquisite all’università. Tuttavia, al di là dei corsi istituiti per formare figure tecniche da inserire subito nel mercato del lavoro, l’entusiasmo dei dati frena sul fronte dei salari. A un anno dalla laurea la retribuzione mensile netta si è attestata in media a 1.491 euro nel primo livello e a 1.495 euro nel secondo; al netto dell’inflazione, le retribuzioni reali sono risultate in lieve calo nell’ultimo anno (rispettivamente -1,4 per cento e -0,9 per cento). Permane, inoltre, il disallineamento tra le competenze acquisite all’università e il loro effettivo utilizzo negli impieghi trovati: a un anno dal titolo riguarda il 39,4 per cento di chi ha una laurea di primo livello e il 32,5 per cento del secondo livello, e a cinque anni resta stabile nel primo livello (39,2 per cento) mentre scende al 25 per cento nel secondo. Su questo profilo, dall’indagine emerge che i laureati che si presentano oggi sul mercato del lavoro sono più consapevoli delle proprie competenze e cercano un’occupazione all’altezza del proprio percorso formativo, mostrandosi meno disposti che in passato ad accettare lavori sottopagati o non coerenti con gli studi. Alla vigilia del titolo, la quota di chi rifiuterebbe lavori non in linea con il proprio percorso è cresciuta di 10,8 punti percentuali dal 2016 al 2025 (la disponibilità ad accettarli è scesa dall’87,2 per cento al 76,4 per cento). Sul versante economico, il 66,9 per cento di chi stava per laurearsi è disposto ad accettare una retribuzione netta mensile non inferiore a 1.500 euro per un impiego a tempo pieno: una quota più che raddoppiata rispetto al 24,4 per cento del 2016, con un divario di genere ancora marcato (75,0 per cento gli uomini, 61,6 per cento le donne). Una maggiore selettività che, ha osservato AlmaLaurea, riflette la volontà di chi si laurea di veder riconosciuto, anche sul piano economico, il proprio investimento in istruzione, in un contesto reso più incerto dalle tensioni dell’economia globale.
Il Report è stato presentato presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi della Basilicata. Nella rilevazione per i “Percorsi di laurea” sono stati presi in esame quasi 335 mila persone laureate nel 2025 in 81 atenei aderenti al Consorzio; per gli “Esiti occupazionali della laurea”, quasi 700 mila persone laureate di primo e secondo livello di 81 atenei, intervistate a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
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