Le storie parallele di Mezzocielo, Simona Mafai e la cultura a Palermo

La storia di una rivista di cultura, promossa e curata da un gruppo di donne impegnate, si sovrappone a quella di una figura femminile che ne ha tracciato la linea e i contenuti. La rivista è Mezzocielo, che si pubblica a Palermo da quasi trent’anni.
La donna che l’ha ideata circondandosi da studiose, attrici, scrittrici e professioniste è Simona Mafai. Scomparsa a 91 anni nel 2019, ha diviso la sua vita tra la lunga militanza politica nel Pci (e poi nel Pd) e la partecipazione a un’attività culturale intensa ma discreta. Il filo che unisce le due dimensioni dell’impegno di una protagonista del dibattito pubblico a Palermo è tracciato da Egle Palazzolo, anche lei firma della rivista, nel libro Simona e Mezzocielo (Istituto poligrafico europeo, 112 pagine, 12 euro).
Simona Mafai era figlia di Mario, famoso pittore romano degli anni Venti e Trenta, e di Antoinette Raphaël anche lei pittrice, scultrice e pianista. La sorella maggiore, Miriam, è stata una giornalista e presidente della Federazione nazionale della stampa. Simona Mafai è venuta a Palermo dopo avere sposato nel 1950 un esponente del Pci, Pancrazio De Pasquale, e lei stessa ha avuto nel partito una lunga carriera conclusa nel 1991 come capogruppo comunista al consiglio comunale. Proprio quell’anno fondò Mezzocielo con la fotoreporter Letizia Battaglia e altre donne che trovarono attorno alla rivista quello che Egle Palazzolo definisce un “protagonismo sociale”. Tanti i temi affrontati: dalla mafia ai diritti civili, al nuovo linguaggio della politica. Proprio nel suo ultimo intervento Simona Mafai rifletteva sulla battaglia delle parole. “È una battaglia – scriveva – per cui l’odio non serve. Occorre conoscenza, pazienza e sì, anche gentilezza: che può ben accompagnarsi con la più ferma opposizione”.
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