Miceli, quelle lotte
di La Torre contro
mafia e guerrafondai
Società | 27 aprile 2026

La figura di Pio La Torre, il suo percorso politico e sindacale, le sue lotte contro i poteri mafiosi e la militarizzazione della Sicilia sono i temi conduttori di una intervista rilasciata da Emilio Miceli, presidente del Centro studi Pio La Torre, a Nero su Bianco, podcast di approfondimento di AntimafiaDuemila. Con il conduttore Luca Grossi, Miceli ha tracciato il profilo di un dirigente politico, tipico degli anni Cinquanta, che non si limitava alla denuncia ma interveniva direttamente a fianco dei lavoratori e dei contadini che lottavano per le terre ma anche contro i notabili e il sistema dei privilegi. Quelle battaglie venivano vissute, secondo Miceli, come momenti di una lotta di classe con il coinvolgimento di larghe schiere di popolo. L’altro punto cruciale sviluppato nell’intervista è la battaglia di Comiso che aveva come obiettivo quello di impedire una pericolosa militarizzazione della Sicilia che era nel progetto dei guerrafondai. E poi la prosecuzione della lotta alla mafia in sede legislativa con la legge approvata dopo l’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa che ha introdotto con il 416 bis il reato di associazione mafiosa nel codice penale. Una misura che, tra l’altro, ha aperto con il maxiprocesso una nuova stagione giudiziaria. In quella fase cambiò tutto: ai giudici venne dato uno strumento fondamentale per giudicare non più e non solo le singole responsabilità ma per tracciare gli scenari e la struttura della mafia. Il punto di avvio di quella stagione è stato individuato da Miceli nella relazione di minoranza del 1976 alla Commissione antimafia. Per la prima volta la politica anticipava i risultati delle indagini e delle iniziative della magistratura con un’analisi puntuale degli scenari mafiosi e della compenetrazione tra poteri legali ed extralegali. Di seguito l’intervista integrale.
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