Nigrelli, l’intellettuale
che amava l’ambiente
e aveva scelto la provincia

Cultura | 14 gennaio 2026
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Vivere in provincia esercitando il ruolo di intellettuale europeo. Questo l’assunto che ha caratterizzato l’incessante attività culturale dello storico medievista Ignazio Nigrelli. Nel 2026 ricorre il suo centenario. Era nato a Leonforte in provincia di Enna, l’11 gennaio 1926. Per ricordare questa figura imprescindibile l’Università popolare “Ignazio Nigrelli” di Piazza Armerina ha organizzato un convegno a lui dedicato. Le relazioni sono state affidate a Salvo Adorno, storico dell’Università di Catania e presidente nazionale della Società italiana di Storia ambientale; Leandro Janni, architetto e presidente regionale di Italia Nostra; Giuseppe Anzaldi, presidente di Italia Nostra, sezione di Piazza Armerina.
Quella operata da Nigrelli fu un’autentica modernità metodologica. Tra i primi a suggerire l’analisi che lega gli sviluppi storici a quelli del clima e del paesaggio. Fu intellettuale engagè, militante, ideologicamente schierato ma scevro da ogni condizionamento, avulso da ogni consorteria. Un ambientalista ante litteram che non mancava però di avversare i professionisti dell’associazionismo, quello dei dinieghi pelosi operato da untuosi bracconieri di opportunità. Impersonava la figura severa dello studioso che coniugava, con la stessa efficacia, la passione nella ricerca storica, nella difesa dell’ambiente e nell’impegno politico.
Ha esercitato il suo ruolo di raffinato storico senza mai abiurare l’immensità pasoliniana che albergava nella cultura contadina. Nella sua lunga attività di docente ha incarnato pienamente la figura dell’educatore gramsciano sociale. Per decenni ha inanellato una lunga sequela di produttore di conoscenza e organizzatore di eventi culturali. A muovere questa frenesia creativa era la convinzione che l’intellettuale deve esercitare un compito entusiasmante all’interno della società e sconfiggere l’indifferenza.
A Nigrelli si deve la riscoperta e la valorizzazione di siciliani illustri come il gesuita settecentesco Filippo Arena e il madrigalista cinquecentesco Antonio Il Verso. Curò la pubblicazione di documenti storici di fondamentale importanza. Il suo archivio era costituito da un vastissimo elenco di note puntuali, riferimenti a bibliografie sterminate, valorizzazione di frammenti storici inconsueti. La sua incessante e variegata attività ha consentito di svelare verità celate e valorizzare documentazioni preziose. Un lavoro immenso svolto nell’isolamento di un luogo eccentrico e nella cronica mancanza di mezzi e attenzione. Il suo, come quello di tanti intellettuali e artisti siciliani, è stato un sofferto confino. Il suo infaticabile lavorìo intellettuale si scontrò con municipalità dozzinali, sorde e paesane. Un cammino intellettuale che non si arrestava al cospetto dei sorrisi volgari, sguaiati, maligni rivolti all’indirizzo delle sue continue segnalazioni, denunce e proposte.
Non era uno storico delle istituzioni e si sottraeva alla ricerca locale, all’histoire immobile, alla microstoria. Era un raro intellettuale europeo che aveva scelto di vivere in provincia, senza mai essere stato provinciale. Un uomo di un’eleganza antica, apparentemente burbero, sempre acquartierato, come un maresciallo napoleonico prima della battaglia, dietro la sua scrivania ricolma di carte e libri. Con la stessa riconosciuta eleganza è stato politico appassionato, custode di opere d’arte, autentico esprit de finesse.
Intraprese gli studi universitari a Catania, dove nel 1951 si laureò in Lettere. La scoperta della Gela medievale si deve proprio a lui. A questo tema dedicò la sua tesi di laurea sotto la guida della più grande medievista italiana della metà del secolo, Gina Fasoli. Ne derivò un saggio, pubblicato su Siculorum Gymnasium, che gli storici ritengono irrinunciabile per comprendere la politica di fondazioni dell’imperatore. Accanto alla storia delle origini di Gela medievale, riveste particolare importanza lo studio dei Fasci siciliani nelle miniere pubblicato nel 1958 da Feltrinelli.
Iscritto al Partito comunista italiano fin dal 1946, nel 1952 con Paolo La Rosa e Pio La Torre partecipò all’occupazione delle terre nella piana di Gela.
Al suo impegno ambientalista si devono l’istituzione delle riserve naturali in provincia di Enna, la lunga battaglia per la difesa del lago di Pergusa e il contributo ai lavori del Comitato Stato-Regione-Enti Locali-Ambientalisti per l'esame del Piano di Risanamento dell'area ad elevato rischio ambientale di Gela.
Altrettanto vasta è stata la sua attività giornalistica che muove dalla collaborazione con il quotidiano palermitano “L’Ora” alle riviste di arte e archeologia.
Un lungo percorso di impegno intellettuale che gli ha consentito di tessere rapporti con i protagonisti della cultura del Novecento da Giorgio Bassani a Leonardo Sciascia.
Tra gli atti del convegno dedicato compare anche un riferimento a un articolo pubblicato da Natalia Ginzburg sul quotidiano «l’Unità». Il ritaglio dell’articolo pubblicato dall’autrice di “Lessico famigliare” il 20 maggio del 1984 è stato ritrovato nell’archivio di Nigrelli e recita:
«L’onestà non è abile, e non è affatto astuta. Non le importa nulla di essere astuta. Non adopera, nelle sue scelte, l’astuzia, ma ubbidisce unicamente a sé stessa. È intuitiva, ma solo nel discernere ciò che le rassomiglia da ciò che la offende. Non cerca vittorie. È costantemente disposta a perdere. La sola cosa che davvero le sta a cuore è non truffare, non frodare, non tradire né gli altri, né sé stessa. Vuole muoversi, quando è possibile, non al chiuso ma all’aperto, non nella notte ma nel giorno. Ama le vie dirette e detesta le vie traverse. Non si cura di essere derisa, schernita, umiliata, di essere considerata ingenua, di essere sola nelle sue decisioni, e di essere priva di pungiglioni e di artigli, quei pungiglioni e quegli artigli che la società di oggi tanto ammira e ama. L’onestà non vuol essere ammirata, né vuol essere amata. Presta fede unicamente a sé stessa, e va dritta per la sua strada».
L’onestà dunque alberga nella storia, quella delle azioni di tutti i giorni. Questo è stato fondamentalmente Ignazio Nigrelli, un uomo onesto.
 di Concetto Prestifilippo

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