Oltre la tempesta. Riflessioni per un nuovo tempo dopo la pandemia

Cultura | 13 settembre 2021
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Non poteva che essere così, aspettavamo tutti un libro con le riflessioni di Papa Francesco su questo tremendo periodo di pandemia e lui, con la sua illuminata semplicità, non si è fatto attendere.

Tutto quello che fino al febbraio 2020 consideravamo normalità, da quel fatidico periodo, si è trasformato ai nostri occhi, diventando quasi eccezionalità. La vita, le nostre vite, hanno subìto un brusco cambiamento, le abitudini consolidate hanno vacillato, come quella, ad esempio, di vedere una piazza San Pietro non più brulicante di fedeli in attesa dell’Angelus del Papa ma deserta.

Nel marzo dello scorso anno, i riti della settimana si sono svolti nell’assordante silenzio di una spettrale piazza San Pietro, battuta dalla pioggia e sferzata dal vento, officiati da un Papa Francesco che portava sul volto e sul corpo tutto il disperato stupore del mondo mentre rivolgeva le sue ferventi preghiere al Cristo in croce chiedendo salute e rinascita.

Non sono mai mancate, nelle omelie di Papa Bergoglio, parole di conforto e di speranza, unite a ferme considerazioni sull’importanza della salute e dalla vita.

Ed è proprio la speranza che appare nel messaggio introduttivo del suo nuovo libro “Oltre la tempesta. Riflessioni per un nuovo tempo dopo la pandemia”, da oggi in libreria per Bur. Il volume, a cura del vaticanista Fabio Marchese Ragona, contiene, oltre al messaggio introduttivo del Papa e alla nota del curatore, l’intervista integrale del giornalista a Bergoglio andata in onda in televisione nel gennaio di quest’anno.

In questo colloquio il Pontefice tocca, oltre a sei punti a lui molto cari (i bambini, la pace, la guerra, l’unità, la vicinanza, la pandemia), i temi della speranza nella scienza, l’eticità della scelta del vaccino che ritiene indispensabile fare, la critica alla civiltà dello «scarto» che accantona i fragili, gli anziani, i migranti, e l’augurio che «la cultura della differenza» sia sostituita dalla «cultura della fratellanza, della vicinanza», dall’unità del «Noi» e non dall’«Io».

Così Sua Santità, con la sua paterna parola, ci esorta a sperare “Dobbiamo ritrovare la speranza e fidarci oggi anche della scienza: grazie al vaccino stiamo tornando pian piano a rivedere la luce, stiamo uscendo da questo brutto incubo. Anche io posso dire che in Vaticano abbiamo riaperto le udienze generali con la presenza dei fedeli e questo è un vero dono, il poterci ritrovare «faccia a faccia», insieme come fratelli e sorelle. Perché se da un lato è vero che la tecnologia ci ha aiutato molto durante il lockdown, dall’altro è importante ribadire quanto sia fondamentale l’incontro non virtuale. E dobbiamo dire grazie a quanti si sono impegnati per farci superare il momento più duro: penso agli scienziati che hanno studiato per tanti mesi la giusta combinazione per avere dei vaccini efficaci, ma soprattutto a chi ci è stato vicino durante la fase più critica, medici, infermieri, volontari e tante altre figure che rimangono nell’ombra e non finiscono in tv o sulle copertine dei giornali. La vera sfida adesso è impegnarsi perché tutti nel mondo abbiano lo stesso accesso al vaccino, perché non ci siano «capricci» nello scegliere la dose più famosa e soprattutto che sia gratuito per chiunque ne abbia bisogno e non un qualcosa grazie al quale trarre un facile guadagno. Il vaccino può salvare tante vite umane, non dimentichiamolo e non dimentichiamo cosa ci ha insegnato la storia con altre brutte malattie del passato. È il momento di rimboccarsi le maniche e ripartire, tenendoci per mano, guardando in faccia il nostro prossimo e dire: «Restiamo uniti, è così che ce la faremo». La barca non affonderà se tutti si impegneranno a remare e a tenerla a galla. Chiediamo al Signore la grazia della speranza e di lodarlo sempre, anche in questo momento di pandemia, perché sappiamo che Egli è l’amico fedele che non ci abbandona mai e che ci ama senza misure.”

Non solo parole di speranza, dunque, da parte del Santo Pontefice, ma anche di gratitudine per chi, medici, sanitari, ricercatori, volontari, ha donato professionalità, sacrifici, tempo, per salvare tantissime vite, le nostre.

 di Teresa Monaca

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