On the road familiare, tra ironia e compassione

“Un complicato atto d’amore” è stato una scoperta, “I miei piccoli dispiaceri” la consacrazione (e chi non ce l’ha se lo procuri in qualche modo), ma nel percorso letterario della canadese Miriam Toews un episodio tutt’altro che trascurabile, e solo apparentemente “leggero”, è “In fuga con la zia. The Flying Troutmans” (348 pagine, 12 euro), appena ripubblicato da Marcos y Marcos a distanza di alcuni anni dalla prima edizione, nella traduzione di Claudia Tarolo, che ben rende il ritmo del linguaggio disinvolto e certo slang giovanile.
È una storia felicemente surreale, che si muove tra poli quali l’ironia e la compassione, quella dei fratelli Logan e Thebes (taciturno o autore di frasi criptiche lui, il maggiore, fin troppo comunicativa lei, la minore dai capelli viola), che la ventottenne zia Hattie – appena rientrata dalla Francia, dopo una delusione sentimentale – carica su un furgone e trascina in un viaggio dal Canada alla California, alla ricerca del padre dei due (la mamma, Min, è in ospedale per una grave forma di depressione, in preda a impulsi suicidi).
Il viaggio, tra scorpacciate di cibi spazzatura e con qualche sosta in motel tutt’altro che confortevoli, procede sui sottili fili del tragicomico, fino ai confini con il Messico, dove il trio ritroverà Cherkis, l’ex marito di Min, che si è unito a un gruppo di anarchici nel Joshua Tree National Park. Tra le pagine de “In fuga con la zia” il paradosso sopravanza sempre qualsiasi tono tragico, si susseguono incontri, sogni e insegnamenti, dialoghi brillanti e battute divertenti. È una favola picaresca che fa sbiadire le disgrazie e i disastri con voli di fantasia, un antidoto vero alla malinconia.
Davvero niente male, di questi tempi. Una volta incontrata, è difficile dimenticare la famiglia Troutman. Ed è difficile dimenticare Miriam Toews.
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