Da Ragusa a Ibla, viaggio sentimentale di Lucio D'Amico

Il film documentario di Lucio D’Amico, architetto prestatosi al cinema, si sviluppa come un road movie fra le due Ragusa.Quella, propriamente detta, del centro città, e quella del quartiere storico, detta Ragusa Ibla, o Ragusa inferiore, per via della sua collocazione fisica rispetto alla prima. L’itinerario dell’opera si dipana a mò di viaggio sentimentale fra monumenti, palazzi, chiese e paesaggi urbani.
La cinepresa scruta e analizza le maggiori opere, barocche e non, presenti nella città superiore, frutto di mani sapienti e ingegno illuminato come, fra le altre, la cattedrale di San Giovanni Battista, la Chiesa della Badia e quella dell’Ecce Homo. Le aristocratiche abitazioni attigue, come, fra gli altri, Palazzo Zacco, Palazzo Iacono e Palazzo Bertini, completano la conoscenza dello spettatore-visitatore.
Ed è la Chiesa di Santa Maria delle Scale a fareda prologo all’incontro con Ragusa Ibla, dove a riempire l’immagine è, soprattutto, la splendido Duomo di San Giorgio, tra le testimonianze più alte del barocco europeo, insieme all’incantevole Chiesa di San Giuseppe, anch’essa oggetto di forte attenzione dell’architetto cineasta. Tutte tappe queste già percorse, significativamente, come si sottolinea nel film, da grandi del nostro cinema come Germi, Zampa, Risi, Rossellini e i fratelli Taviani. D’Amico non si accontenta, però, di regalare allo spettatore le meraviglie artistiche di cui la città è ricca.
Il suo sprofondarsi nei quartieri antichi e popolari di Ragusa Ibla, ormai disabitati, lascia ai nostri occhi un segno di pietra e soprattutto una memoria indelebile di ciò che fu un passato lontano ricco di vita e di forti relazioni umane. Non meno coinvolgente, sempre nel quartiere storico, è la passeggiata che il regista fa con la sua cinepresa durante la processione della Settimana Santa, forse il momento più intenso di tutto il film, omaggio alla devozione sincera e sentita testimonianza di un mondo che si oppone alla sua estinzione.
Il suo sguardo spazia anche su uomini e cose della Ragusa coeva, a partire dalle architetture fasciste, facendo emergere il forte rapporto fra spazi urbani e modus vivendi caratteristico della città contemporanea. Insomma, quello di D’Amico è un film non solo documentario perchè capace di interpretare e rappresentare, anche attraverso un raffinato occhio socio-antropologico, sulla scia del grande Vittorio De Seta, la storia secolare di una città unica e affascinante. Per questo, ben lontano dalle tante “cartoline illustrate” che, malamente, fino ad oggi, hanno provato a raccontarla.
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