Il cinema d'autore italiano diventi patrimonio dell'umanità

Chiedendo a qualunque italiano: “chi è Barbara d’Urso”, la quasi totalità saprebbe rispondere. Alcuni risponderebbero con espressioni di sgomento. Se allo stesso gruppo fosse chiesto. “chi era Gianmaria Volontè?” risponderebbero in pochissimi. Certamente risponderebbero quelli con la precedente espressione di sgomento. Questo perché la TV preferisce spettacoli di rimbambimento a quelli di intrattenimento e, ancor meno, di cultura; tenendo ben surgelati i film d’autore, che farebbero ragionare un pubblico imbolsito dalle Barbare TV. Domenica 24 una giornata dedicata a Volonté (grazie a Francesco Montanari) è risultata un po’ incompleta, perché mancavano i brani di alcuni film, in quanto (dai titoli di coda) “la proprietà dei film si è rifiutata di fornire immagini cinematografiche”. Una vendetta postuma sul più grande attore italiano, che aveva la colpa di avere idee politiche, libertarie per tutti, proprietari TV compresi.
Prima o poi compreranno anche il Colosseo. Ma anche il più spietato degli speculatori non potrebbe vietare l’accesso e lo studio a scienziati ed artisti, essendo il Circo Flavio patrimonio dell’umanità. Invece per delle grandi opere d’arte come il cinema d’autore del XX secolo, peraltro realizzato con il contributo statale, accade che un proprietario dei “diritti televisivi” si permette di denegare il maggior “diritto alla cultura”, tentato dalla TV nazionale. Invece la Costituzione italiana prevede, all’art. 9, la tutela del patrimonio artistico. Si evidenzia la necessità di tutelare con una specifica norma il Cinema d’Autore del XX secolo, quello che per motivi artistici ha avuto riconoscimenti, a partire dallo Stato. Forse la strada più breve e sicura è quella di far individuare all’Unesco, come patrimonio immateriale dell’umanità, il nostro cinema del secolo scorso, al fine di consentire la fruibilità di un grande patrimonio culturale cinematografico, che oggi è come certe collezioni di quadri, che vengono sottratte alla fruizione dell’umanità per il sadico piacere dei proprietari.
Francesco Nicolosi Fazio
Operatore culturale e Ingegnere
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