A Bologna un premio dedicato alla memoria di Pio La Torre
Cultura | 9 settembre 2023
Sarà conferito il 13 settembre a
Bologna il Premio dedicato alla memoria di Pio La Torre,
sindacalista e parlamentare, noto per il suo impegno sui temi
della lotta alla mafia, per la pace, la democrazia e la
legalità, ucciso a Palermo il 30 aprile 1982, assieme al suo
collaboratore Rosario Di Salvo. Promosso da Avviso Pubblico,
Cgil nazionale e Federazione nazionale della Stampa italiana, il
premio vuole valorizzare, con riconoscimenti e menzioni
speciali, casi ritenuti di alto valore civile e politico con
protagonisti sindacalisti, amministratori locali, dipendenti
pubblici e giornalisti che, svolgendo la loro attività, si sono
particolarmente distinti nella difesa della democrazia, nella
prevenzione e nel contrasto alle mafie, alla corruzione,
all’illegalità e per la diffusione di una cultura della legalità
e della responsabilità.
La data simbolo del premio è il 13 settembre: il giorno in
cui, nel 1982, fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il testo
della legge 646, nota come Rognoni-La Torre, con la quale per la
prima volta veniva introdotto nell’ordinamento italiano il reato
di associazione a delinquere di tipo mafioso e la confisca dei
patrimoni illecitamente accumulati. La cerimonia si terrà a
Palazzo Malvezzi, in occasione della Summer School promossa
dall’Università di Bologna. Ad animare l’incontro, dopo i saluti
di Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, interverranno Rosy
Bindi, già presidente della Commissione parlamentare antimafia e
presidente della giuria del premio; Pierpaolo Romani,
coordinatore nazionale di Avviso Pubblico; Emilio Miceli,
responsabile nazionale delle politiche della legalità Cgil;
Mattia Motta, giornalista e consigliere nazionale Fnsi.
«Il conferimento del riconoscimento alla memoria di Pio La
Torre - rilevano i promotori - intende evidenziare come nella
società civile e nel mondo delle professioni che rappresentiamo
vi siano persone, sindacalisti, giornalisti, amministratori
locali, che con passione, coraggio e competenza, esercitano
questa azione: sono i nostri anticorpi contro l’illegalità, che
vanno coltivati, sostenuti e riconosciuti».
Bologna il Premio dedicato alla memoria di Pio La Torre,
sindacalista e parlamentare, noto per il suo impegno sui temi
della lotta alla mafia, per la pace, la democrazia e la
legalità, ucciso a Palermo il 30 aprile 1982, assieme al suo
collaboratore Rosario Di Salvo. Promosso da Avviso Pubblico,
Cgil nazionale e Federazione nazionale della Stampa italiana, il
premio vuole valorizzare, con riconoscimenti e menzioni
speciali, casi ritenuti di alto valore civile e politico con
protagonisti sindacalisti, amministratori locali, dipendenti
pubblici e giornalisti che, svolgendo la loro attività, si sono
particolarmente distinti nella difesa della democrazia, nella
prevenzione e nel contrasto alle mafie, alla corruzione,
all’illegalità e per la diffusione di una cultura della legalità
e della responsabilità.
La data simbolo del premio è il 13 settembre: il giorno in
cui, nel 1982, fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il testo
della legge 646, nota come Rognoni-La Torre, con la quale per la
prima volta veniva introdotto nell’ordinamento italiano il reato
di associazione a delinquere di tipo mafioso e la confisca dei
patrimoni illecitamente accumulati. La cerimonia si terrà a
Palazzo Malvezzi, in occasione della Summer School promossa
dall’Università di Bologna. Ad animare l’incontro, dopo i saluti
di Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, interverranno Rosy
Bindi, già presidente della Commissione parlamentare antimafia e
presidente della giuria del premio; Pierpaolo Romani,
coordinatore nazionale di Avviso Pubblico; Emilio Miceli,
responsabile nazionale delle politiche della legalità Cgil;
Mattia Motta, giornalista e consigliere nazionale Fnsi.
«Il conferimento del riconoscimento alla memoria di Pio La
Torre - rilevano i promotori - intende evidenziare come nella
società civile e nel mondo delle professioni che rappresentiamo
vi siano persone, sindacalisti, giornalisti, amministratori
locali, che con passione, coraggio e competenza, esercitano
questa azione: sono i nostri anticorpi contro l’illegalità, che
vanno coltivati, sostenuti e riconosciuti».
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